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Violenza di genere e linguaggio: come prevenire la violenza con un linguaggio inclusivo e consapevole

Limportanza del linguaggio è innegabile, veicola i nostri valori e la nostra psicologia. Proprio per questo se il linguaggio si basa su valori sbagliati, discriminatori e negativi sarà il fondamento di un’identità o di comportamenti violenti.

In questo post della sua rubrica sul Blog ClioMakeUp il Dottor Femia, Psicologo, Psicoterapeuta, Psicodiagnosta, Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e dell‘Associazione di Psicologia Cognitiva, ci parlerà della violenza di genere e del linguaggio facendoci riflettere su come un linguaggio inclusivo, tollerante e accudente possa contribuire alla prevenzione della violenza di genere, sia verbale, sia fisica. Lasciamo subito la parola al Dottor Femia.

VIOLENZA DI GENERE E LINGUAGGIO: COME UN LINGUAGGIO INCLUSIVO E CONSAPEVOLE PUÒ CONTRIBUIRE ALLA PREVENZIONE DELLA VIOLENZA

“Sappiamo bene, e la psicoterapia meglio di tutti, che il linguaggio è sovrano della nostra mente: il linguaggio veicola la nostra psicologia e i nostri valori e costruisce i significati su cui si basa la nostra identità.
Quindi appare chiaro che se un linguaggio si basa su valori sbagliati, negativi,discriminatori, sarà il fondamento di un comportamento e di un’identità violenti. Se il linguaggio di un contesto è intriso di pregiudizio e di stigma, l’identità della persona che vive in quel contesto sarà o violenta o vittima di violenza.

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Credits: Foto di Adobe Stock | Gary

E in effetti nel linguaggio, anche in quello non verbale, possono esistere forme così violente che arrivano a legittimare e in qualche caso condurre direttamente alla violenza del comportamento. Come dice anche lo psicologo Massimo Recalcati nel suo “Lessico Familiare”, esiste un tipo di violenza domestica connessa al linguaggio violento, inteso come precursore della violenza vera e propria.

L’IMPORTANZA DI EDUCARE E DI SENSIBILIZZARE VERSO UN LINGUAGGIO RISPETTOSO DELL’IDENTITÀ E DELLA DIVERSITÀ DI GENERE

Quindi è evidente che educare e sensibilizzare verso un linguaggio che sia, nel nostro caso, rispettoso dell’identità e della diversità di genere sia la prima importante chiave per un intervento che porti alla riduzione dello stigma e impedisca l’insorgere della violenza stessa.

Il linguaggio è lo strumento che ognuno ha per l’interazione sociale, per il rapporto con gli altri: quando diventa violento il linguaggio innesca inevitabilmente violenza, in un circolo negativo che dal parlare male porta all’agire male, che trasforma uno strumento utile in arma di offesa.

Lo abbiamo visto nel bellissimo film di Paola Cortellesi, “C’è ancora domani”, che rappresenta molto bene il percorso diretto che parte da un linguaggio colmo di pregiudizio di genere, di prevaricazione e di umiliazione della donna, e approda diretto alla violenza psicologica e anche fisica, che lasciano lividi sull’animo e sul corpo.

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Credits: Foto di Adobe Stock | Generative AI

Sì, perché il linguaggio umilia e provoca dolore, lascia segni che faticano ad andarsene, ferisce e annienta, è potentissimo. Ma proprio perché è così potente che diventa importantissimo cambiargli segno per poter intervenire in positivo: intervenire ed educare a un linguaggio inclusivo, tollerante, accudente è possibile e porta inevitabilmente a un miglioramento delle potenzialità e delle possibilità di benessere psichico e pace domestica e sociale”.

Non è finita qui. Nella prossima pagina il Dottor Femia proseguirà a parlarci di violenza di genere e linguaggio, in particolare delle caratteristiche dei profili violenti e dell’importanza dei sistemi educativi. Continuate a leggere.

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